Sannio e Irpinia restano ai margini: quando la rappresentanza non basta a fare massa critica.
La nuova squadra di governo della Regione Campania è finalmente in campo. Dieci nomi, scelti dal Presidente Roberto Fico per equilibrare le anime di una coalizione vasta, che va dal PD al Movimento 5 Stelle, passando per i civici ed i centristi. Ma se a Napoli si festeggia l’inizio dell’era post-De Luca, nelle province di Avellino e Benevento il brindisi ha un retrogusto amaro.
Una rappresentanza “tecnica” o di facciata?
Guardando i nomi, salta all’occhio un dato: la centralità dell’asse Napoli-Salerno resta granitica. Certo, c’è la nomina di Maria Carmela Serluca all’Agricoltura (in quota Noi di Centro), figura di fiducia di Clemente Mastella e già assessora a Benevento. È un segnale importante per il Sannio, ma appare più come il frutto di una trattativa di vertice per garantire la tenuta della coalizione che non come il riconoscimento di una forza politica territoriale diffusa.
Per l’Irpinia, il quadro è ancora più sbiadito. Sebbene ci siano figure di rilievo come Angelica Saggese (Lavoro e Formazione), la cui origine salernitana (Oliveto Citra) tocca geograficamente il confine irpino, manca un assessore “di peso” che sia espressione diretta e univoca delle istanze di Avellino città e provincia.
La debolezza dei territori
La tesi è dura ma realistica: se Sannio e Irpinia non riescono a imporre i propri nomi nei posti di comando della Regione, la colpa non è solo del “napoletanocentrismo” di Palazzo Santa Lucia. È, purtroppo, lo specchio di una debolezza politica cronica dei rappresentanti locali.
- Frammentazione: I leader irpini e sanniti arrivano al tavolo delle trattative divisi da faide interne, rendendo facile per il centro (Napoli) giocare al “divide et impera”.
- Mancanza di massa critica: Senza una visione comune sullo sviluppo delle aree interne (trasporti, sanità di montagna, spopolamento), le richieste dei singoli consiglieri pesano meno dei grandi pacchetti di voti della fascia costiera.
- Il “peso” dei veti: Troppo spesso i rappresentanti delle zone interne sono stati percepiti come portatori di interessi puramente elettorali piuttosto che di progetti strutturali, finendo per essere sacrificati sull’altare dei bilancini di partito.
Conclusioni: l’Agricoltura non basta
Affidare l’Agricoltura, tra l’altro svuotata di altre competenze, a un’esponente sannita/irpina è una mossa logica, quasi dovuta, dato il peso del comparto nelle zone interne. Tuttavia, le aree interne hanno bisogno di Trasporti (affidati al napoletano Mario Casillo), di Ambiente (a Claudia Pecoraro) e di Sviluppo Economico (a Fulvio Bonavitacola).
Senza assessori che conoscano il “freddo” dell’entroterra, il rischio è che la Campania continui a viaggiare a due velocità: una metropolitana che corre e una interna che arranca, vittima non solo del destino, ma di una politica locale che non sa più battere i pugni sul tavolo.
